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Informazioni

 

MASO DA TILIO BAILO

Loc. Fradea - 38053 CASTELLO TESINO (TN)
Tel. 335.7041525 - 328.7237460

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L' UOMO E IL CAVALLO UNA STORIA DI COPPIA

Fra i molti animali domestici che hanno affiancato l'uomo nella sua evoluzione e nella storia, il cavallo ha avuto indubbiamente il ruolo di protagonista.
Con il cane, l'uomo ha stretto un forte patto di amicizia eterna. Fin dall'inizio è stato suo compagno di vita e il rapporto fra i due si è basato sulla reciproca necessità legata alla sopravvivenza.
L'uomo ha poi capito che il cane, con i suoi sensi così sviluppati, poteva essere impiegato anche per la difesa del territorio e della casa, in quanto in grado di percepire a distanza l'arrivo di estranei. L'uomo ha selezionato nel tempo i cani con le migliori prerogative a seconda della necessità di impiego per giungere ai nostri giorni ad avere cani da difesa, da lavoro, da compagnia, ecc.
Altri animali sono stati sottomessi dall'uomo per soddisfare la necessità di cibo o il lavoro. Stiamo parlando di tutti gli animali domestici di cui si è affiancato e che gli hanno permesso la sopravvivenza attraverso l'allevamento: polli, maiali, buoi, vacche, capre, pecore e così via.
Con il cavallo la storia è un po' diversa. Il cavallo, inizialmente considerato alimento, alla stregua di tutti gli altri animali predati, è divenuto col tempo il principale strumento del progresso dell'uomo. Possiamo dire con certezza che senza il contributo del cavallo il corso dell'evoluzione e della storia dell'uomo sarebbero stati sicuramente diversi.
Come per gli altri animali sottomessi, anche sul cavallo l'intervento dell'uomo ha influito in modo sostanziale sull'evoluzione delle razze, avvenuto seguendo anche in questo caso un concetto prettamente utilitaristico. Pensiamo a tutte le attività in cui il cavallo ha affiancato l'uomo: il lavoro nei campi, il trasporto di persone e cose, la guerra e la conquista, l'arte e la cultura, per non dimenticare che il cavallo viene ancora oggi utilizzato come alimento.
Nei paesi in via di sviluppo tutto ciò è ancora di attualità (ad esclusione dell'utilizzo per guerre e conquiste), mentre per i paesi occidentali il cavallo ricopre oggi sostanzialmente una dimensione ecologica e sportiva.
L'utilizzo di questo splendido animale nella riabilitazione equestre è sicuramente una delle più moderne applicazioni: il perché lo scoprirete nelle prossime righe.
La riabilitazione equestre - terapie per mezzo del cavallo
La storia
L'utilizzo del cavallo in riabilitazione è sicuramente uno dei più moderni (Francia 1965), anche se già nelle civiltà antiche il cavallo era considerato "mezzo terapeutico per mantenersi in buona salute". 
Si sono trovate tracce di un primo testo di pedagogia con uso generale della disciplina equestre redatto da alcuni maestri ittiti (2000 a.c. circa).
Nel rinascimento troviamo documenti a partire dal XVI secolo sullo sviluppo di tale pratica terapeutica.
Nel XVII secolo veniva consigliata per tubercolosi e coliche biliari.
Nel XVIII secolo vengono approfonditi gli aspetti positivi di questa pratica su ipocondriaci e isterici dal medico personale di Maria Teresa d'Austria, appartenente alla prima scuola di medicina di Vienna.
Studi ed approfondimenti vengono condotti dall' Abate di Saint Pierre che, nel 1734, inventò una "sedia vibrante", ricordata anche da Voltaire, da usare quando il tempo era inclemente e non si poteva cavalcare all'aperto.
Altre "macchine equestri" vengono inventate durante lo stesso periodo dimostrando come il problema del movimento e degli esercizi fisici fosse particolarmente sentito dai medici di quel tempo.
In Italia troviamo i primi interessi nel XVII secolo, da parte di Giuseppe Benvenuti, medico alle terme dei Bagni di Lucca, che scrisse le "Riflessioni sopra gli effetti del moto a cavallo" in cui sostiene l'efficacia terapeutica dell'equitazione.
Goethe, assiduo cavaliere, riconobbe il valore salutare delle oscillazioni che il corpo compie seguendo i movimenti del cavallo, la benefica distensione della colonna vertebrale e la sollecitazione, delicata e costante, data alla circolazione del sangue. Nel suo studio di Weimar il poeta utilizzava una sedia per lo scrittoio simile ad una sella per cavallo.
I movimenti particolari della sella vengono consigliati come esercitazione dell'equilibrio; alle vibrazioni, invece, si attribuisce una benefica azione tonica degli organi interni.
Nei tempi moderni i primi Paesi ad occuparsi di questo trattamento furono quelli scandinavi e quelli anglosassoni (circa 70 anni fa, che limitarono però questa attività a fini ricreativi.
Fu la Francia per prima nei tempi moderni (e precisamente dal 1965) ad utilizzare il cavallo in termini educativi e rieducativi anche dal punto di vista neuromotorio. I francesi si accorsero di quanto questa terapia potesse influire sul recupero del disabile, anche fisico oltre che psichico.

In questo paese l'ippoterapia diviene presto materia di studio, tanto che nel 1969 avvenne la presentazione al Centro Ospedaliero Universitario della Salpetrière del primo lavoro scientifico sulla rieducazione equestre.

A cosa serve

Dagli studiosi in materia è stato scoperto che i movimenti del cavallo:

·         possono essere considerati fisioterapici in quanto, nella loro configurazione tridimensionale al passo, corrispondono strettamente al moto deambulatorio umano;

·         facilitano, con il loro ritmo - peraltro corrispondente a quello del cuore umano - i movimenti simmetrici del capo, del tronco e delle estremità del cavaliere; 

·         normalizzano il tono muscolare ed esercitano un'influenza terapeutica sullo sviluppo del controllo posturale dinamico in posizione seduta, modificando continuamente l'equilibrio del soggetto in groppa e sollecitando, quindi, le sue reazioni di raddrizzamento e di equilibrio.

·         determinano una stimolazione costante dei sistemi vestibolare e propriocettivo del cavaliere, rinforzando il raggiungimento ed il mantenimento della postura corretta.

Contemporaneamente, l'input sensoriale dovuto al corpo caldo dell'animale, la pressione sulle giunture delle pelvi e della colonna vertebrale e le modificazioni nel tempo e nello spazio, costituiscono gli elementi di una normale, intensa stimolazione senso-motoria.
Il tutto in un ambiente demedicalizzato e in un contesto ludico e necessariamente attento alle emozioni espresse dal paziente.
Per i disturbi neuropsicologici e psicopatologici, gli input sensoriali trasmessi dal cavallo stimolano nel soggetto più livelli:

·         l'acquisizione dello schema corporeo e della conoscenza di sé; 

·         l'acquisizione spazio-temporale e della lateralizzazione;

·         la possibilità di variare continuamente i riferimenti tra sé, l'animale, l'operatore e l'ambiente circostante, con tutte le relative applicazioni affettive e relazionali.

Il rapporto fra soggetto e cavallo, che sempre si stabilisce:

·         facilita, in quanto relazione corporeo-affettiva, l'integrazione tra movimento e sviluppo cognitivo e affettivo;

·         stimola facoltà intellettive quali l'attenzione, l'interesse, la concentrazione, la memoria;

·         richiede stabilità di umore e comportamento tranquillo e fermo.

Il cavallo, in definitiva, facilita l'acquisizione delle funzioni psicomotorie e cognitive tramite il valore di rinforzo che acquistano le sue risposte dinamiche.
La riabilitazione equestre si mostra in grado di incrementare anche l'autostima e la disponibilità all'apprendimento, nonché di migliorare l'instabilità motoria, la labilità attentiva e il linguaggio (verbale e gestuale*), di ridurre le manifestazioni reattive nei rapporti interpersonali, facilitando l'integrazione sociale.
Il contatto con la natura e col gruppo sviluppano una migliore integrazione sociale e la diminuzione di stati d'ansia.
La letteratura riporta esperienze d'uso positive della riabilitazione equestre con soggetti con gravi disturbi della vista, ai fini di una maggiore coordinazione e di una migliore strutturazione spazio-temporale.
La riabilitazione equestre trova ottime applicazioni e ottiene buoni risultati anche su soggetti appartenenti alla terza e quarta età:
§ migliora le facoltà motorie e circolatorie rallentate a causa di problemi inerenti l'avanzamento dell'età (es. artrosi);
§ stimola e migliora le facoltà respiratorie;
§ agisce positivamente e migliora le aree del controllo degli sfinteri (soprattutto la vescica);
§ può essere d'aiuto sui problemi legati alla visione, nel miglioramento della coordinazione dei gesti e delle azioni;
§ contribuisce a ripristinare la perdita di memoria e le attività logico matematiche;
§ il cavallo è considerato un antidepressivo naturale e viene consigliato per tutte le patologie legate agli stati d'ansia e di perdita di autostima, spesso proprie delle fasce anziane;
§ facilita la reintegrazione sociale e la relazione, riporta dunque l'anziano a sentirsi nuovamente attivo e partecipe in un contesto positivo e demedicalizzato.
Per i soggetti disponibili può inoltre essere un'ottima occasione di collaborazione ed aiuto al lavoro in campo sui soggetti con disabilità.

IPPOVIA DEL TRENTINO ORIENTALE

 

L’idea di realizzare un’ippovia nel Trentino nasce dalla volontà di alcuni centri ippici di individuare e rendere fruibili dei percorsi di collegamento tra di essi, rendendo così più completa e varia l’offerta locale di trekking a cavallo. Nel 2003 i centri fondatori costituiscono l’Associazione Turismo Equestre del Trentino Orientale, che in collaborazione con il G.A.L. Valsugana ha seguito tutte le fasi del progetto, e che ora si occupa dell’aspetto gestionale e promozionale.

L’obiettivo dell’Ippovia del Trentino Orientale
è quello di mettere in rete amministrazioni pubbliche locali, operatori turistici e centri ippici attorno ad un progetto di valorizzazione integrata dei diversi territori che compongono la Valsugana, gli altopiani di Pinè e della Vigolana, il Tesino, il Vanoi, il Primiero e la Val di Fiemme.

Sostenuto direttamente dal Progetto L.E.A.D.E.R. PLUS VALSUGANA e da ben 35 amministrazioni comunali, coordinate dal Comprensorio C3 della Bassa Valsugana e del Tesino, il progetto ha coinvolto i Centri Ippici, le Aziende per il Turismo, i Consorzi delle Pro Loco ed i loro operatori turistici. Questi diversi soggetti hanno così dato vita ad un percorso che si sviluppa tra tracciato principale e varianti per oltre 432 Km., suddiviso in 14 tappe con i relativi Punti sosta.

CENTRI IPPICI VICINI ALLA BAITA

 

CENTRO IPPICO MASCALCIA

Centro Ippico Amici del Cavallo

RANCH AL TOTEM

RANCH DEI LUPI

Clicca sul nome del punto tappa per visualizzare la scheda informativa:

1. Punto tappa Spagolle
2. Punto tappa Lochere
3. Punto tappa Vigolana
4. Punto tappa Piné
5. Punto tappa Malga Cere
6. Punto tappa Malga Conseria
7. Punto tappa Ziano di Fiemme
8. Punto tappa Canal S. Bovo
9. Punto tappa Castello Tesino
10. Allevamento Lunapiena
11. Punto tappa Agritur Rincher
12. Punto tappa Malga Galmarara
13. Punto tappa Rifugio Barricata
14. Punto tappa Malga Ces (S. Martino di Castrozza)

 

 

baitaalice@gmail.com

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